56. Costruire un discorso che coinvolge, anzi ricostruirlo

Il filo del discorso si perde quasi sempre per lo stesso motivo: stiamo inseguendo qualcosa che avevamo deciso di dire, invece di restare presenti a quello che stiamo dicendo davvero. In questa puntata parlo di come uscire da questo schema, ricostruendo l'intervento momento per momento invece di recitarlo a memoria.

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Costruire non basta, bisogna ricostruire

La scaletta serve. Avere punti fermi, frasi nominali brevi che richiamano cosa dire, ti aiuta a collegare le parti in modo logico. Il problema comincia quando quella scaletta diventa un dittatore e la segui pedissequamente perché temi che uscirne significhi sbagliare.

Chi comunica per professione lavora sempre dentro una dimensione di imprevisto. Un'osservazione del pubblico, una domanda che spunta fuori, un cambio di programma: se non ti alleni a ricostruire il discorso mentre lo stai dando, il filo finisce che lo perdi davvero.

Immagina di spostarti in auto senza navigatore, su una strada che conosciamo ma non a memoria. Ricostruisci il percorso pezzo per pezzo: la gelateria all'angolo ci ricorda di girare a destra, la chiesetta segnala di dover girare a sinistra. È una ricostruzione attiva, che vivi passaggio dopo passaggio.

Vissuto così, un intervento perde la rigidità della poesiola imparata a memoria e recitata in automatico: diventa un percorso che costruisci mentre lo stai dando. E chi ti ascolta, se ne accorge. Si accorge, cioè, che sei mentalmente presente lì con loro.

Il pubblico che hai davvero davanti

Immaginiamo una presentazione a un gruppo di architetti su un nuovo prodotto edilizio. Se il pubblico è composto da professionisti giovani, magari hanno già opinioni proprie sui materiali che i colleghi più anziani non hanno ancora sviluppato. Ripetere la stessa presentazione, identica, due settimane dopo davanti a un pubblico diverso, non permette di arrivare alle persone che sono davvero presenti.

Ricostruire vuol dire calibrare il discorso sulle persone che hai davanti in quel momento: quelle reali, con le loro conoscenze pregresse, le loro posizioni, i loro dubbi. Il risultato è che l'intervento somiglia meno a un monologo e più a un dialogo, anche se tecnicamente nessuno prende parola. È uno dei primi aspetti su cui lavoro con chi segue un percorso di consulenza con me: saper cogliere il momento, pur avendo una traccia chiara, per adattarti alle esigenze reali di chi hai davanti.

Questa differenza le persone la sentono. Quando si sentono considerate, si fidano di noi. Ed è questo l'obiettivo reale: la fiducia che porta a un'azione concreta.

3 punti fermi, tutto il resto lo ricostruisci

Tre elementi vanno preparati con precisione: l'inizio, l'idea centrale, il finale. Tra queste tre tappe, definisci le sotto tappe chiave dei concetti che ti servono per sostenere la tua idea centrale e il finale, e tutto il resto lo ricostruisci liberamente.

Sapere esattamente come si apre l'intervento toglie l'ansia del vuoto iniziale.

L'idea centrale è il principio che guida tutte le affermazioni che farai: un manager che lavora sul principio della reciprocità, per esempio, lo userà come colore di fondo per tutto l'intervento, anche senza nominarlo esplicitamente.

Il finale porta l'azione concreta che chiedi alle persone di compiere: venite al desk, cambiamo procedura da oggi, torniamo al lavoro…

E poi ci sono le sotto tappe intermedie all'interno della scaletta.

Tra queste tappe, un modo concreto per ricostruire è fermarti e fare il punto della situazione ad alta voce: abbiamo visto questo e questo, cosa manca? Qual è il prossimo passaggio? Lo fai per te, perché ti aiuta a ritrovare il filo, ma chi ti ascolta lo sente comunque, e vive con te lo stesso percorso. Ma lo devi realmente fare? Cioè, deve essere non previsto, altrimenti è una sottotappa della scaletta.

È la cosa su cui torno più spesso con chi segue un percorso di consulenza con me: bastano i punti fermi e la libertà di muoversi tra questi, senza dover imparare nulla a memoria. Ed è anche il motivo per cui, quando arriva la domanda scomoda o ti tagliano il tempo a disposizione all'ultimo minuto, sai già cosa fare: ricostruire è esattamente quello per cui ti sei allenato.

Il primo passo

Prendi il prossimo intervento che devi preparare e riducilo a tre voci: come lo apri, qual è il principio che lo guida, come lo chiudi. Definisci ora le sotto tappe chiave che ti servono per sostenere il tuo principio chiave e l'azione che chiedi alla fine. Lascia tutto il resto aperto.

È lì, in quello spazio lasciato libero, che il discorso comincia a vivere davvero, e che le persone davanti a te iniziano a seguirti invece di limitarsi ad ascoltarti.

Se vuoi allenarlo con una guida

Ricostruire un intervento mentre lo stai dando è una competenza che si allena. Con una guida esterna il percorso è più rapido: qualcuno che osserva da fuori coglie dettagli che sfuggono a chi è dentro la situazione, e restituisce quello che serve per correggere il tiro.

Da settembre riaprono i percorsi di consulenza one-to-one: il percorso base è trimestrale, e chi vuole andare oltre prosegue con i livelli successivi. Se vuoi partire da qui, compila il form in questa pagina: raccontami a che punto sei con la tua comunicazione, cosa vorresti ottenere, quali sono i blocchi che senti in questo momento. Da lì costruiamo insieme il percorso.

Chi è Stefano Todeschi

Sono consulente specializzato in public speaking pratico. Lavoro con imprenditori, manager e professionisti appassionati che vogliono saper coinvolgere clienti e collaboratori durante presentazioni, incontri e meeting aziendali.


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