37. Come parlare meno velocemente: 2 tecniche per farti capire davvero.
Parlare troppo velocemente non comunica competenza, ma trasmette affanno e allontana chi ha bisogno di capire ciò che ancora non sa.
Partiamo dalle situazioni più frequenti in cui questo accade, vediamo la maledizione della competenza, i 5 errori che commettiamo quando parliamo velocemente e poi ti spiego 2 tecniche/esercizi pratici per spezzare il ritmo e abitare finalmente il silenzio con serenità per farti ascoltare davvero.
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Perché la tua competenza rischia di farti parlare troppo veloce (e come uscirne)
Se parli troppo velocemente, non sentirti in colpa. Quasi sempre questo succede proprio perché hai competenza e conoscenza.
Infatti, più siamo esperti, ma la nostra preparazione rischia di diventare una barriera alla comunicazione. È quella la “maledizione della conoscenza”: conosci in profondità i processi che riguardano il tuo quotidiano, così il tuo cervello crea degli automatismi e salta i passaggi logici. Vai veloce perché per te è tutto ovvio.
Ma per chi ti ascolta non lo è affatto.
Quando acceleri, rischi di creare una specie di magma di contenuti: un ammasso di informazioni dove nemmeno tu sai davvero orientarti. Se infatti ti fermassi di colpo, dopo aver parlato e spiegato in velocità, sapresti dire esattamente cosa hai appena spiegato? Se perdi il controllo cognitivo del tuo messaggio, anche chi ti ascolta si sente confuso e disorientato.
Perché parliamo troppo velocemente (e quando)
Secondo quello che osservo ogni giorno nelle mie consulenze, finiamo per parlare troppo velocemente in almeno cinque situazioni:
quando diciamo cose che l'altro sa già: acceleriamo perché sappiamo che le persone che abbiamo davanti conoscono già il tema e i suoi risvolti. Qui potremmo chiederci quale sarebbe la necessità di ripetere cose che le persone conoscono già;
quando temiamo di non essere ascoltati: abbiamo paura di annoiare ( è uno dei timori che le persone mi raccontano più spesso). Per reazione corriamo, ma così rendiamo l'ascolto faticoso e l'interlocutore "sgancia" l'attenzione, perché non riesce a seguire troppi concetti, spesso nuovi, uno dopo l'altro;
quando temiamo il silenzio: viviamo in un mondo saturo di rumore. Ma, diversamente da quello che potremmo pensare, il silenzio non corrisponde al nulla. Nel silenzio, infatti, abbiamo la possibilità di pensare, riflettere, ragionare. E quel silenzio serve a chi ascolta concetti nuovi per fare tutto questo;
quando abbiamo poco tempo: in questo caso, la soluzione semplice è la selezione dei concetti, non la loro compressione zippata. Magari altri concetti ce li teniamo per un follow-up via email, oppure per il prossimo appuntamento che possiamo fissare già;
quando diciamo cose che l'altro non sa: questo è il caso che stiamo affrontando oggi. Prosegui nella lettura (oppure ascolta il podcast qui sopra)-
Vedi anche > 9 errori che rendono le nostre idee invisibili
Gli errori di comunicazione che ci portano a parlare velocemente
Correre non è un problema tecnico, è un ostacolo comportamentale che nasce da alcuni errori. Ne ho sintetizzati cinque:
mancanza di auto-ascolto: subiamo la nostra velocità e ci accorgiamo del problema solo quando notiamo lo "sguardo da pesce lesso" di chi abbiamo davanti. Nota importante: lo sguardo da pesce lesso perlopiù non appartiene alle persone che abbiamo davanti. Purtroppo, spesso siamo noi stessi a lessare la loro mente e, perciò, il loro sguardo;
sottovalutazione dell'interlocutore: pensiamo che serva un diluvio di spiegazioni, digressioni, esempi, approfondimenti, perché possa capire. Ma, il più delle volte, le persone hanno solo bisogno di un tempo cognitivo, cioè un tempo di riflessione e ragionamento;
sottovalutazione di noi stessi: la sindrome dell'impostore ci spinge a correre per dimostrare il nostro valore attraverso la quantità. Molte persone mi dicono: "Sai, non vorrei apparire incompetente". In realtà la tua competenza ti sia data dal titolo o dal ruolo che hai. Di più: quando sei stato chiamato da qualcuno per dirimere una questione, la tua competenza sta nel fatto stesso che questa persona ti abbia chiamato. Ciò significa che le richieste, le domande e persino le obiezioni hanno in sé implicito il fatto che tu puoi dare risposte sensate e competenti;
mancanza di senso logico: parliamo per riempire i vuoti senza avere una direzione chiara (il messaggio centrale). Questo è fondamentale: dove vogliamo portare le persone? Su quale idea le stiamo indirizzando? Cioè, qual è il messaggio centrale che vogliamo che rimanga impresso nella loro mente?
l'effetto ipermercato: forniamo troppe opzioni, come uno scaffale pieno di troppe marche di marmellata. L'eccesso di dettagli genera imbarazzo e fatica decisionale: chi ti ascolta non sa decidere su quali concetti tenere, quali collegare fra loro e quali scartare. Insomma, sta vivendo una fatica immane.
Parte pratica: 2 esercizi per imparare a parlare più lentamente
Esercizio 1: il punto e a capo (distruggere il labirinto che impicca il cervello)
Molte persone usano infinite subordinate. Purtroppo, questo significa ottenere l'affetto impiccagione su chi ascolta. In altri termini, è come se chi ascolta fosse sempre appeso prima di capire dove si voglia andare a parare. Succede quando chi parla non costruisce un discorso comprensibile ma un labirinto di concetti
Perciò dobbiamo imparare a comunicare come se ogni pezzo della frase fosse un a capo di un testo scritto.
Esempio di impiccagione della mente di chi ascolta: "Siccome il progetto ha subito dei ritardi e in considerazione del fatto che i costi delle materie prime sono aumentati, poiché non abbiamo ancora ricevuto il feedback dal cliente… dovremmo forse rivedere la deadline."
Applicazione del punto e a capo: "Il progetto è in ritardo." (Punto) "Inoltre, i costi delle materie prime sono aumentati." (Punto) "Peraltro, non abbiamo ancora il feedback del cliente." (Punto) "Per tutto questo, dovremmo forse rivedere la deadline." (Punto)
Esercizio 2: l’ancoraggio (sincronizzare i cervelli)
Questo esercizio serve a "mettere in comune" l'esperienza del ragionamento in tre fasi. Le fasi che seguono sono esercizi che puoi fare separatamente, uno alla volta.
Dai un titolo: prima di esporre un concetto, dichiara l'oggetto. Esempio: "Parliamo della gestione del team". Oppure: “Gestione del team”. Questo crea un reset dell'attenzione.
Fai una domanda: introduci il concetto con una domanda ad alta voce ("come possiamo migliorare il coordinamento?"). Costringe te e chi ti ascolta a pensare simultaneamente. State comunicando davvero: cioè state sincronizzando i vostri cervelli allo scopo di mettere in comune delle informazioni. Entrambi state guardando in questo esatto momento le informazioni.
Usa il gancio: utilizza l'ultima parola della frase precedente per iniziare la successiva. Ti obbliga a fermarti per collegare i pensieri.
Esempio: "Dobbiamo fissare un incontro ogni lunedì." -> "Il lunedì definiremo le priorità." -> "Le priorità richiedono tempo." -> "Per questo ci vediamo ogni lunedì."
Molto importante. Questo esercizio è meccanico. Infatti non ti sto dicendo che tu debba parlare sempre in questo modo. Potrebbe risultare anche noioso e ridondante ascoltare uno stile di questo tipo.
Qui siamo in palestra, non in partita. Del resto palestra si fanno gli addominali, e una volta che avrai fatto gli addominali, avrai preparato bene i tuoi muscoli e potrai uscire in qualunque partita con la preparazione che ti serve
La chiave per parlare meno velocemente
La visibilità dei tuoi concetti mentali è l'unico mezzo verso la fiducia del tuo interlocutore.
Se tu non vedi nitidamente le tue idee mentre le esponi, non puoi sperare che diventino visibili nella mente di chi che hai davanti.
Buona pratica sempre.
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Chi è Stefano Todeschi
Sono consulente e formatore specializzato in public speaking pratico. Lavoro con imprenditori, manager e professionisti appassionati che vogliono saper coinvolgere clienti e collaboratori durante presentazioni, incontri e meeting aziendali.
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