31. Gestire le emozioni del team professionale.
Quando le conversazioni si fanno tese e le emozioni innescano conflitti professionali, il rischio è che venga meno l'alleanza e la collaborazione nel team. Dobbiamo abbandonare il tabù di lasciare fuori le emozioni dal lavoro e imparare a gestirle in modo consapevole e lucido. lo scopo: costruire relazioni professionali solide e raggiungere i nostri obiettivi condivisi.
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Quando una conversazione si fa tesa o la temperatura nell'ambiente si alza, il rischio è chiudersi o contrattaccare, compromettendo l'alleanza e la collaborazione necessarie per raggiungere gli obiettivi condivisi. Come fare?
Il nostro obiettivo è gestire le emozioni del team e le nostre con consapevolezza e lucidità, per costruire relazioni professionali solide e comunicare con sicurezza e autorevolezza. Le emozioni sono parte integrante del nostro essere, non possiamo eliminarle o impedirle. Tuttavia, sono anche adattive: la rabbia, per esempio, indica la necessità di risolvere una situazione. È la spia accesa sul cruscotto delle interazioni professionali.
Ti propongo tre passaggi fondamentali per lavorare sulle emozioni e rafforzare l'alleanza in funzione del nostro obiettivo condiviso. Ti faccio una sintesi qui, e ti consiglio di ascoltare la puntata del podcast qui sopra. ⬆︎
Riconosci e gestisci la tua emozione (auto-empatia): prima di tutto, guarda bene come stai tu. La prima persona che merita attenzione da te, sei te stesso. Questo ti mette in sicurezza rispetto alle interazioni che seguiranno.
Fare auto-empatia significa dare un nome preciso a ciò che provi (irritazione, rabbia, frustrazione). Questo atto di consapevolezza attiva la parte razionale del cervello, permettendoti di auto-osservarti. Non devi controllare l'emozione, ma osservarla.
Dare un nome alla tua emozione (auto-empatia, concetto mutuato da Marshall Rosenberg) ti permette di ragionarci sopra con lucidità. È cruciale compiere questo passaggio per primo, per non condizionare lo sguardo sull'emozione altrui.Riconosci l'emozione altrui (etero-empatia: l’empatia sull’altra persona): dopo aver riconosciuto la tua emozione, osserva quella dell'altra persona, mantenendo sempre chiaro l'obiettivo condiviso. Non si tratta di fare i buoni, ma di condurre un'analisi rigorosa.
Evita di esprimere giudizi o di ordinare all'altro di calmarsi o ragionare, perché questo è un modo per manifestare il tuo giudizio interiore e rischia di far arrabbiare l'altro ancora di più. Riconosci l'emozione dell'altro come un dato di fatto, anche se non ne hai certezza (non puoi vedere che cosa accade davvero nella sua mente).
Ora puoi dare una definizione all'emozione, per esempio dicendo: "Mi sembra di capire che questa situazione possa crearti frustrazione". Evitati aggiungere "ma" o "però", che contengono un giudizio. Nominare l'emozione crea un aggancio che aiuta l'altra persona a vedersi da fuori e a prendere consapevolezza di ciò che sta vivendo.Eleva la prospettiva: è il momento di guardare da una distanza sufficiente ciò che è accaduto. Significa assumere una visione dall'altro. Questo ti permette di mappare la situazione in modo sistemico e di guadagnare lucidità per comprendere le connessioni delle dinamiche innescate. Questo lavoro sulle emozioni è strategico per poter recuperare la dinamica di comprensione e la ricerca dei fatti concreti.
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Chi è Stefano Todeschi
Sono consulente e formatore specializzato in public speaking pratico. Lavoro con imprenditori, manager e professionisti appassionati che vogliono saper coinvolgere clienti e collaboratori durante presentazioni, incontri e meeting aziendali.
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