39. Vuoto di memoria: 4 mosse per dare scacco matto al blackout mentale.
Quando perdiamo il filo del discorso rischiamo il panico. Primo problema: il silenzio che si crea. Il vero lavoro non è trovare le idee per riprendere, ma gestire i primi due secondi.
Qui ti spiego come imparare a gestire il silenzio e a riavvolgere il nastro con una strategia semplice in 4 mosse pratiche. Lo scopo: trasformare un momento di vuoto in saggezza, mantenendo il controllo della sala e rafforzando la tua autorevolezza professionale.
Ascolta la puntata qui sopra ⬆︎
O leggi l’articolo ⬇︎
Ascoltalo sulla tua piattaforma preferita:
Vuoto di memoria e blackout mentali: l'incubo di ogni presentazione
In questa puntata di Public Speaking Pratico ti spiego le quattro mosse tattiche che uso io quando ho un blackout mentale.
Lo scopo è trasformarlo in una risorsa e riprendere il controllo con ancora più autorevolezza di prima. Utilizzeremo il gioco degli scacchi per capire la dinamica che si innesca e cosa possiamo fare davvero per dare scacco matto al vuoto di memoria.
Mossa 1, la più critica: accettare il vuoto
Il vuoto è silenzio.
Dobbiamo imparare ad accettarlo.
Se non lo facciamo, ci stiamo opponendo alla realtà.
Spesso facciamo fatica a gestire il silenzio e cerchiamo di riempirlo con intercalari come “ehm, dunque, cioè…” Questo comportamento è naturale, ma ci impedisce di tenerci uno spazio mentale per ragionare. Negli scacchi, il grande maestro dà le dimissioni quando capisce che non può più vincere. È una scelta razionale e saggia che permette di gestire la situazione invece di arrivare all'umiliazione finale.
Il lavoro qui consiste nel dare le dimissioni dal processo che abbiamo perduto. O meglio, dare le dimissioni dalla perdita stessa.
Accettiamo la perdita della memoria sul singolo concetto e adesso andiamo avanti. Perché è impegnativo? Perché qui avrai la percezione di una dilatazione del tempo, che tuttavia non corrisponde alla realtà. Questo silenzio ci sembra quasi sempre un tempo lunghissimo, ma di fatto, se lo misurassi, avresti la prova scientifica che non è così.
Mossa 2: fare il reset energetico
Qui lavoriamo di risparmio energetico.
Guardare il vuoto non serve, sarebbe come cercare idee in un foglio bianco.
Ecco l'analisi delle cause scatenanti per aiutarti a gestire la fase di "Reset". Capire l'origine del blocco serve a smettere di fissare il vuoto e a ripartire.
È importante capire quali sono le ragioni più frequenti di un blackout mentale. Ne ho individuate tre, in base alla mia esperienza, con i percorsi di formazione individuale:
l'emozione: è la ragione più frequente, simile a un congelamento momentaneo. Spesso non dipende da fatti reali, ma dal tentativo di interpretare le reazioni del pubblico: costruisci un "film" mentale negativo su ciò che gli altri stanno pensando senza averne verifica, alzando la yua temperatura emotiva fino al blocco;
la divergenza di pensiero: il blackout arriva quando entri in conflitto con quanto stai dicendo. Può accadere se ti accorgi che il contenuto non è adatto al contesto (ad esempio, un pubblico diverso da quello previsto) o se nuove informazioni acquisite di recente ti fanno dubitare della validità delle tue argomentazioni;
la connessione con il pubblico: questa per me è una causa definita nobile. Il blocco si verifica perché intuisci, grazie all'empatia o a una domanda ricevuta o un’osservazione che hai sentito, che la platea ha bisogno di altro rispetto a quanto stai presentando. "Altro" significa "diverso" o "di più". Ti fermi perché comprendi che il messaggio attuale non è sufficiente o adeguato in quel momento. Questa è saggezza.
tornando al reset, questo dovremmo farlo a partire dalle cause del blocco.
Un segnale fisico forte per aiutare la mente in questa fase è cambiare la postura: spostati fisicamente se sei in aula o sistemati sulla sedia se sei in videochiamata. Questo stacco rompe il movimento mentale precedente.
Smettiamola allora di guardare il foglio bianco nella nostra mente.
Mossa 3: riavvolgere il nastro
Ora abbiamo la mossa più sostanziosa e lunga. In realtà, tutto questo si riduce a pochi secondi, anche a poche decine di secondi. Questo momento, all'inizio, appare impegnativo, ma basta la prima azione perché tutto si dispieghi in modo naturale.
È necessario riposizionare i pezzi e riavvolgere il nastro.
Non dobbiamo cercare di guardare il nastro a rovescio cercando l'esatta parola persa, perché richiederebbe un consumo energetico enorme.
Dobbiamo invece tornare indietro a un punto in cui ci sentivamo confortevoli e sicuri, e proprio da lì ripartire nell'esatto ordine di esposizione precedente. Se hai delle slide, torna indietro di due o tre posizioni e fai un riepilogo veloce. Ti consiglio di ascoltare l'audio della puntata qua sopra perché ti spiego come fare in pratica
Se la situazione lo permette, puoi anche spostare la palla al tuo interlocutore con una domanda diretta per generare interazione.
Recuperiamo la zona di comfort
Il lavoro consiste nel ricreare la propria zona di comfort, cioè il territorio in cui ci sentiamo confortevoli e cioè in cui ci rinforziamo.
Lì stavamo bene, tutto andava per il meglio, allora recuperiamo il momento che stava funzionando. Innescare di nuovo questo momento significa riattivare il processo. Ecco perché nella mossa numero 2 avevamo fatto un reset. Ora riavviamo tutto
Mossa 4: lo scacco matto
Lo scacco matto al blackout mentale avviene perché, dopo aver riavvolto il nastro e aver ritrovato la tua sicurezza, l'innesco delle idee arriverà in modo naturale.
Il blackout si troverà in una situazione di impasse e non avrà più scampo. La parola “sicurezza” proviene dal latino sine cura, ovvero essere senza cura, senza preoccupazione per ciò di cui non dobbiamo occuparci. Non curarti del vuoto, o del foglio bianco, accettalo perché ormai esiste e torna indietro.
Questo approccio ti permetterà di recuperare il filo e chiudere il tuo intervento con autorevolezza recuperata.
Dal blackout all'autorevolezza: il percorso di trasformazione personale
Gestire un vuoto di memoria richiede metodo, si tratta solo di naturalizzare il processo. Poi, vedrai, sarà tutto semplice e nemmeno te ne accorgerai.
Se vuoi trasformare il tuo modo di comunicare e acquisire sicurezza quando prendi parola, possiamo lavorare insieme con il percorso individuale per te. Cosa facciamo?
Analizziamo e smontiamo la tua comunicazione per ricostruire l’autorevolezza capace di reggere anche davanti agli imprevisti. Il risultato è una nuova consapevolezza di te stesso mentre prendi parola.
Guarda cosa puoi fare con me nel percorso individuale > link
Chi è Stefano Todeschi
Sono consulente e formatore specializzato in public speaking pratico. Lavoro con imprenditori, manager e professionisti appassionati che vogliono saper coinvolgere clienti e collaboratori durante presentazioni, incontri e meeting aziendali.