40. Conflitti in azienda: come sbloccare i processi e il team.

Ogni giorno rischiamo un bug letale nelle nostre relazioni aziendali. È il giudizio preventivo. Ascoltiamo un collaboratore e la nostra mente emette subito una sentenza. Sono etichette che bloccano i processi e la collaborazione reale. Possiamo sbloccare questi meccanismi adottando la postura dell'ignaro e smontando le interazioni come artigiani curiosi.

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Conflitti in azienda: smontare i processi per sbloccare il team

Ogni giorno noi giudichiamo. È inevitabile. Giudicare è un atto di intelligenza. Quando osserviamo il comportamento di una persona, ragioniamo, riflettiamo e facciamo ipotesi. Questo è intelligente. Il rischio è che questo giudizio si trasformi in una condanna dell'interlocutore, un marchio a fuoco difficile da cancellare.

Le cose possono peggiorare quando siamo presi dalle emozioni, e questo avviene quando c'è qualcosa che non ci piace, sia nelle azioni sia nelle affermazioni degli interlocutori. Quando il termometro emotivo in azienda schizza verso l'alto, i processi rallentano. Ma la cosa peggiore è che la fiducia reciproca è a rischio.

Tutto questo ha costi altissimi in termini di produzione e di risultati concreti.

La trappola dell'ambiguità

Le comunicazioni interne risultano troppo spesso ambigue. Saltellano da un punto all'altro senza chiarire i referenti esatti delle nostre richieste.

Rischiamo di convincerci che il controllo ossessivo e costante su ogni singola azione sia l'unica via d'uscita. Diventiamo poliziotti delle nostre stesse procedure.

Esauriamo il nostro tempo e logoriamo le nostre risorse emotive in una sterile attività di sorveglianza. Per evitarlo, con i miei clienti lavoro sulla fissazione di parametri inequivocabili: applichiamo il metodo CCQ: Chi fa Cosa e Quando.

Questa precisione millimetrica permette di verificare in modo oggettivo quale specifico ingranaggio si è inceppato. E i protocolli vanno revisionati di continuo, agendo esattamente come si fa con le checklist delle emergenze sugli aerei.

Il dialogo e la gestione del giudizio

Forniamo spesso risposte risolutive immediate, agendo come se fossimo il bancomat delle soluzioni aziendali. Ma questo crea una dipendenza tossica e inibisce l'autonomia delle persone che ci circondano.

Serve allenarci a costruire un dialogo condiviso, formulando le domande opportune.

Vedi anche: Come aiutare il team a trovare soluzioni ai problemi (risparmiando fatica)

E qui entra pesantemente in gioco il nostro giudizio interno. Ogni pensiero fulmineo che ci attraversa la mente condiziona irrimediabilmente l'interazione. Mantenendo questo filtro fisso davanti agli occhi, alteriamo i fatti e inquiniamo la comunicazione. In pratica, non stiamo vedendo bene la situazione.

Sposta il giudizio nel tuo campo visivo periferico. Tienilo a bada per verificarne in modo lucido la correttezza in un secondo momento.

Discernere l'identità dall'azione

Spesso bolliamo i colleghi con etichette caratteriali permanenti. Decretiamo che una persona fallirà un compito prima ancora di averne testato le reali capacità in quella specifica circostanza. Generiamo la profezia che si auto avvera. In pratica, chi sente addosso un'etichetta tenderà a compiere azioni in coerenza con l'etichetta.

Togliamo ogni speranza di evoluzione e di miglioramento a chi lavora al nostro fianco. Cosa fare? Separa sempre e chiaramente le azioni compiute dall'identità profonda dell'individuo.

Agisci come un artigiano meticoloso che realizza l'esploso meccanico di un motore complesso. Isola i singoli pezzi mantenendoli integri. Studia le interconnessioni per capire esattamente dove la ruota dentata stride.

Vedi anche: Come gestire i disaccordi: impariamo a smontare le conversazioni

La postura dell'ignaro

Per mantenere l'autorevolezza mostrando apertamente di non avere tutte le risposte, è necessario lo sviluppo della capacità di fare le domande che svelano le dinamiche nascoste sotto la superficie.

Puoi applicare la postura dell'ignaro teorizzata da Edgar Schein.

Poniti deliberatamente nella condizione di chi non conosce i dettagli e desidera capirli a fondo. Poni domande dirette, semplici e prive di preconcetti:

  • e tu cosa hai fatto?

  • e quindi poi cosa è successo?

  • e dopo lei che cosa ti ha detto?

Questo approccio disinnesca le difese e mantiene il focus cristallino sull'obiettivo condiviso. Migliori il luogo di lavoro e alleggerisci drasticamente il tuo carico mentale quotidiano.

Puoi fare pratica in autonomia di tutto questo oppure puoi cominciare un percorso individuale con me per la tua leadership strategica > link

Chi è Stefano Todeschi

Sono consulente e formatore specializzato in public speaking pratico. Lavoro con imprenditori, manager e professionisti appassionati che vogliono saper coinvolgere clienti e collaboratori durante presentazioni, incontri e meeting aziendali.


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