45. Parlare in modo incisivo per farti seguire
Nessun manager o imprenditore parla per il gusto di farlo. Quando interveniamo in una riunione o facciamo una presentazione, lo facciamo per essere incisivi. L'obiettivo: fare in modo che le persone seguano il nostro ragionamento e poi agiscano nel modo opportuno una volta terminato l'incontro.
Ascolta la puntata ⬆︎
O leggi l’articolo ⬇︎
Il nostro vero obiettivo è essere incisivi per lasciare un segno netto nella mente dell'interlocutore, proprio come un laser che incide una lastra di plexiglass.
Per farci seguire, dobbiamo smettere di considerare la tecnica vocale come un esercizio estetico fine a se stesso. La precisione del linguaggio e la gestione dell'espressività sono strumenti strategici che servono a uno scopo preciso: fare in modo che chi ci ascolta capisca ciò che ancora non sa e agisca di conseguenza. Ho individuato tre attrezzi pratici per farci seguire con messaggi incisivi.
1. L’attrezzo della chiarezza
Il primo ostacolo alla nostra incisività è una caratteristica strutturale della lingua italiana: la maggior parte delle nostre parole sono "piane", con l'accento tonico sulla penultima sillaba. Questo ci porta a mangiarci l'ultima sillaba delle parole. Conseguenza? Chi ascolta perde la parola non la capisce e, perciò, non capisce il messaggio.
Chi ascolta non ha il tempo di decodificare il suono e perde il significato. Per incidere le parole come un laser sul plexiglass, serve recuperare una pronuncia cristallina del nostro parlare.
Come puoi allenarti:
La scansione esagerata: prendi un testo qualsiasi (nel podcast qui sopra ho usato una terzina di Dante) e leggilo scandendo ogni sillaba in modo meccanico. Esagera pure. Muovi la bocca, dai forza a ogni vocale. Lo scopo non è parlare così in pubblico, ma "risvegliare" la muscolatura facciale e la consapevolezza del suono. Se ascolti la puntata, ti è chiaro come farlo in pratica.
L'esercizio della "T" finale: leggi un testo aggiungendo una "T" alla fine di ogni parola che termina per vocale (es: nel-mezzot del-cammin-dit nostrat vitat). Fai questo per pochi minuti e poi torna a leggere normalmente: noterai immediatamente una pulizia del suono e una scansione dei concetti che prima non avevi.
Questa chiarezza non è un esercizio di dizione fine a se stesso.
Serve perché, quando porti dati o informazioni tecniche, la precisione del suono è la base su cui si poggia la comprensibilità logica del tuo messaggio. Il risultato è più piacevole per chi ti ascolta e lo è anche per te. Questo significa che la tua autostima cresce grazie alla tua chiarezza.
2. L’attrezzo della morbidezza: l'emotività strategica
Il primo attrezzo era un laser, questo è lo scalpello. Il primo era di pura meccanica; ora si passa alla manualità dell'artigiano artista.
Serve quando non stai solo trasmettendo dati, ma stai toccando le fatiche, le paure o i dubbi del tuo interlocutore.
Molti di noi, per paura di sembrare deboli, mantengono una voce impostata, rigida o troppo alta. Tuttavia, comunicare in modo incisivo significa saper variare l'espressività in base al contenuto. Quando parli di una difficoltà o di un errore, la tua voce deve farsi più grave, il volume più piano, il ritmo più riflessivo.
Come puoi cambiare prospettiva per farti seguire di più in base al contenuto empatico:
L'esercizio della piscina: immagina di essere immerso fino al collo nell'acqua di una piscina. Mentre parli, muovi le braccia cercando di spostare quel fluido. Senti la resistenza dell'acqua? Ecco, questa è la sensazione che deve guidare la tua espressività. La morbidezza del movimento fisico forzerà la tua voce a scendere di tono, a rallentare e ad acquisire quella profondità che comunica vera vicinanza.
Vedi anche > L'espressività coinvolgente per potenziare i messaggi
Nota: non devi fingere. Se non empatizzi davvero con la difficoltà del tuo collaboratore o del tuo cliente, se ne accorgerà. Il tuo obiettivo non è "recitare" l'empatia, ma lasciar emergere quella sincerità che permette all'altro di rispecchiarsi in te. Solo allora avrai la sua attenzione.
3. L’attrezzo dei vuoti: il silenzio che attiva
Le persone vogliono rivedersi in ciò che stanno ascoltando. Questo dà senso all'ascolto.
Il valore di quello che spieghiamo, diciamo, raccontiamo è dato anche da ciò che lasciamo non detto. Il silenzio è il terzo attrezzo dell'incisività.
Se riempi ogni secondo con intercalari o spiegazioni ridondanti, stai privando l'interlocutore dello spazio cognitivo necessario per elaborare il tuo messaggio. Le persone seguono chi dà loro il tempo di pensare.
Come gestire i vuoti:
L'allusione: prova a lasciare frasi in sospeso o a citare riferimenti che il tuo pubblico conosce. Quando ti fermi, stai dando loro il compito mentale di completare il quadro. Questo li rende attivi: non sono più spettatori passivi, ma partecipano alla costruzione del discorso. Ho fatto esempi nel podcast.
La sospensione strategica: usa il silenzio dopo aver posto una domanda o dopo aver espresso un concetto chiave. Non aver paura di quel vuoto. In quel momento, chi ti ascolta sta incidendo la tua idea nella propria mente.
Vedi anche Iniziare un discorso col botto grazie al silenzio
Gli strumenti che ti ho appena illustrato funzionano se comunichi con una precisa disposizione d'animo, e questa ha a che fare con l'obiettivo della comunicazione.
Il vero obiettivo della comunicazione è di aiutare le persone ad ascoltare per capire il messaggio. Il seguito arriva grazie a questo.
E adesso?
Puoi lavorare sui tuoi discorsi e le tue presentazioni, strutturandole in autonomia, oppure puoi cominciare un percorso individuale con me per la tua comunicazione strategica > link
Chi è Stefano Todeschi
Sono consulente e formatore specializzato in public speaking pratico. Lavoro con imprenditori, manager e professionisti appassionati che vogliono saper coinvolgere clienti e collaboratori durante presentazioni, incontri e meeting aziendali.