43. L'espressività coinvolgente per potenziare i messaggi
La voce è lo strumento principale per arrivare al cuore e alla testa di chi ascolta. Ma parlare in pubblico richiede strategia, non recitazione. Vediamo insieme il metodo dei colori della voce per coinvolgere i collaboratori e potenziare la tua leadership attraverso un'espressività consapevole e coerente.
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I colori della voce: l'espressività strategica per coinvolgere chi ci ascolta
Di Stefano Todeschi
L'espressività non è solo voce, ma coinvolge tutta la dimensione corporea e tutta la persona. Usare bene l'espressività ha un preciso scopo: aiutare le persone ad ascoltare e comprendere davvero i nostri messaggi, coinvolgendole in modo attivo.
Purtroppo noto spesso che le persone comunicano in modo perlopiù inespressivo. È come se suonassero una chitarra usando una sola corda: il risultato diventa noioso. Se chi ci ascolta si annoia perché l'argomento non gli interessa, il discorso finisce lì. Ma se di fronte a noi abbiamo qualcuno potenzialmente interessato, dobbiamo fornirgli i mezzi per seguirci. Perché ascoltare è faticoso e dobbiamo alleggerirgli questa fatica.
Peraltro, imparare a usare la voce ci permette non solo di farci ascoltare, ma di capire aspetti importantissimi di noi stessi proprio mentre stiamo parlando.
La teoria dei colori: potenziare i messaggi senza fingere
Per esplorare l'espressività, mi affido spesso al metodo Four voice colors ideato dallo psicologo e doppiatore Ciro Imparato. Imparato aveva sviluppato questo approccio pensando non agli addetti ai lavori, ma proprio a chi non fa l'attore di professione.
Faccio anche qui la precisazione vitale che porto ai manager e agli imprenditori che seguo: studiamo questa tecnica non per recitare. Attori e doppiatori la usano per portare in scena un personaggio diverso da sé. Noi, al contrario, comunichiamo noi stessi, la nostra identità e il nostro ruolo. Perciò non ti sto proponendo un trucco per dire cose che altrimenti non diresti, ma al contrario uno strumento per potenziare i tuoi messaggi restando in totale, rigorosa coerenza con ciò che pensi e in cui credi.
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I quattro colori della voce secondo Ciro Imparato
Imparato notava che la stragrande maggioranza delle persone comunica con un'espressività che lui chiamava grigia. È la modalità più diffusa e, in realtà, quella da evitare se vogliamo davvero coinvolgere le persone. Basta ascoltare una qualsiasi conversazione quotidiana per accorgersi di come tono, volume e ritmo siano per lo più costanti. È una voce monocorde, piatta, senza vita.
Per superare questo limite, Imparato ha codificato 4 colori vocali da sfruttare, nati non dalle accademie teatrali, ma dall’osservazione dei comportamenti umani più naturali e spontanei. Qui te li spiego, ma ti consiglio di ascoltare la puntata qui sopra per sentire con le tue orecchie come suonano questi colori.
🟡 La voce gialla (il sorriso)
È la voce luminosa, solare, con un tono leggermente più alto. Se provi a parlare sorridendo (articolando bene, senza stringere i denti), sentirai subito una grande energia. Ovviamente non possiamo parlare sempre così altrimenti sembreremmo i finti speaker entusiasti degli spot al supermercato. Va usata in modo misurato: ad esempio per accogliere, salutare con gioia o mostrare genuino entusiasmo.
🟢 La voce verde (l'empatia)
Dopo l'accoglienza, serve connessione. La voce verde è calma, pacata, con un volume ridotto e un tono più grave, che risuona nel petto. È la voce che usiamo nei momenti di intimità o quando vogliamo davvero far sentire accolto qualcuno in difficoltà. Strategicamente, è la voce da usare quando esponiamo al nostro pubblico le loro fatiche o i loro problemi: qui parlarne con un tono allegro e giallo sarebbe totalmente fuori luogo e indelicato.
🔵 La voce blu (l'informazione e i consigli forti, la voce dell'autorevolezza)
È la voce autorevole dei dati e delle informazioni. Scandita, netta, chiara. È quella che Imparato consigliava di usare per fornire istruzioni precise o dettagli tecnici. Questa voce ti permette di assicurarti che ogni passaggio arrivi a destinazione senza ambiguità.
Puoi utilizzare la voce blu per dare consigli forti e per sostenere davvero chi ti ascolta nelle cose che tu ritieni opportuno che faccia.
🔴 La voce rossa (la passione)
È la voce viscerale, quella che arriva dalla pancia. Rappresenta i valori e le passioni in cui credi profondamente. Attenzione, però: qui la regola d'oro è l'autenticità. Se provi a fingere la passione senza sentirla, i tuoi collaboratori o clienti se ne accorgeranno in un istante. Questa è la ragione per cui nelle formazioni e nelle consulenze private arriviamo alla voce rossa solo dopo aver lavorato sui contenuti.
La seconda voce da evitare
Esiste poi una seconda voce da evitare come la peste, oltre alla grigia: la voce nera. È la voce della rabbia e della stizza. Pensa a un cliente che non capisce una procedura: se, per fretta, gli dai istruzioni veloci e nervose, stai usando con molta probabilità la voce nera. È un'arma pericolosa: nel secolo scorso, la retorica totalitaria costruì il suo tragico consenso proprio usando questa voce per agganciare e rispecchiare la rabbia del popolo. Pensa al caso di Hitler, e quanto, con un’espressività di rabbia, abbia saputo agganciare la rabbia e la frustrazione dei tedeschi in seguito alla Grande Guerra.
L'espressività corporea e il coinvolgimento
L'espressività della voce non si limita alle sole corde vocali, ma coinvolge l'intera dimensione corporea. Prova a dire la stessa frase in piedi, seduto e poi coricato: otterrai tre risultati di espressività completamente diversi. Tutta la nostra fisicità contribuisce al coinvolgimento. È questo che permette al messaggio di arrivare a destinazione.
Ma l'espressività ha a che fare con tutto ciò che pensi, credi e senti in quel preciso momento. I tuoi sentimenti, la tua percezione della situazione e le tue convinzioni intime partecipano attivamente. Se ne tieni conto, eviti il rischio di subire pensieri, idee e sentimenti mentre stai comunicando. Lo vediamo fra poco.
I colori della voce servono anche a sostenere chi ci ascolta. Pensa a quando un medico prescrive una cura di sette giorni e il paziente la interrompe al quinto perché sente di stare già meglio. In medicina si chiama mancanza di aderenza terapeutica. Chi interrompe la terapia ha la responsabilità dell'interruzione, ma al contempo il medico ha la responsabilità di far sentire vicinanza alle fatiche del paziente per poi sostenere la prescrizione medica con istruzioni chiare e ferme.
Lo stesso vale per i nostri clienti o collaboratori: devono sentire che noi li stiamo sostenendo. Se noi per primi non sosteniamo le nostre idee, come faranno loro ad avere davvero fiducia in quello che diciamo?
Vedi anche Coinvolgere chi ti ascolta facendo meno fatica
L'Assioma Zero della comunicazione e la voce come autodiagnosi
A volte, però, potresti fare fatica a sostenere un argomento con la giusta energia, risultando debole o poco convinto. In quel caso, la tecnica non deve servirti per fingere (ricordo che non stiamo recitando).
Ti serve per fare un'autodiagnosi e capirti meglio. Fermati e chiediti: Perché sto dicendo queste cose con così poco sostegno? Cos'è che non mi convince? Sto dicendo qualcosa in cui non credo davvero? Se non ci credi tu, come farà a crederci la persona che hai di fronte? È inutile recitare un mantra ossessivo cercando di autoconvincersi.
In questo risiede quello che chiamo l'Assioma Zero della comunicazione: la prima persona che ti ascolta quando parli, sei tu.
Se senti di parlare con energia, ti auto galvanizzi; se senti di parlare con poca convinzione, finisci per auto indebolirti.
Invece di subire questa debolezza comunicativa, fermati, analizza la situazione e trova l'inghippo. Rivedi la struttura del tuo messaggio: elimina i concetti che senti fuorvianti e inserisci solo quelli che ti sembrano sostenere davvero la tua idea e la tua visione. È così che si costruisce la coerenza interna. Ed è questo processo che ti permette, a fine giornata, di sentirti sereno, tranquillo e realizzato.
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La leadership nell'era dell'intelligenza artificiale
Ecco perché parlo sempre di leadership strategica umana. Un leader deve prima di tutto essere umano, ed essere compreso in quanto tale. Imparare la tecnica non significa applicarla in modo meccanico. Se facessimo così, saremmo delle macchine, dei software. Un'intelligenza artificiale applica le regole e le tecniche in modo puramente probabilistico, ma non porta nulla di personale.
Il vecchio detto "impara l'arte e mettila da parte" assume qui il suo significato più profondo: impariamo la tecnica per farla nostra, interiorizzarla e smettere di applicarla in modo meccanico. Dobbiamo unire la conoscenza profonda di noi stessi all'applicazione strategica, comunicando in modo cosciente e consapevole.
Quindi, il mio consiglio alla fine è: conosci queste tecniche, utilizzale per la tua consapevolezza e poi dimenticale, perché il vero lavoro è sulla connessione con le persone che ti stanno ascoltando.
E adesso?
Puoi fare pratica delle espressività, compresi i colori della voce, in autonomia, oppure puoi cominciare un percorso individuale con me per la tua comunicazione strategica > link
Chi è Stefano Todeschi
Sono consulente e formatore specializzato in public speaking pratico. Lavoro con imprenditori, manager e professionisti appassionati che vogliono saper coinvolgere clienti e collaboratori durante presentazioni, incontri e meeting aziendali.