Come (NON) iniziare un discorso in pubblico

Ci sono tanti modi utili per iniziare un discorso, ma ci sono anche modi sbagliati, perché rischiano di farci perdere l'attenzione di chi ci ascolta o, peggio, rischiano di farci inimicare le persone. Mettiti comodo o comoda perché questo articolo contiene tantissimi contenuti utili.

In questo articolo vediamo

  • 7 modi con cui NON si dovrebbe (mai) iniziare un discorso. 
  • 6 suggerimenti pratici per cominciare un discorso.
  • 2 video con esempi e consigli

Perché il "mai" è fra parentesi? Semplice: solo le leggi divine sono assolute. A noi umani spetta il dovere del dubbio. Diamoci dentro!

  

    Primo indice 

  

Puoi leggere subito l'articolo o guardare il video qui sotto che contiene altri consigli: 

 

1. Non iniziare un discorso con l'anticipo della tua tesi

Questa è una tentazione che contiene varie insidie. Nel video sopra puoi ascoltare un esempio pratico di che cosa vuol dire iniziare un discorso esplicitando subito la propria tesi, e ti spiego perché è opportuno evitarlo. E c'è un altro rischio nel cominciare una presentazione con la propria idea principale.

Pensa a un film o a un romanzo giallo, cominci a vederlo o a leggerlo, e dopo dieci minuti o un paio di capitoli qualcuno ti dice che l'assassino è, putacaso, il maggiordomo. Ecco che ti è stato così rovinato il gusto della scoperta. Potresti obiettare che alcune storie iniziano dalla fine per poi raccontare un lungo flashback per capire come sia stato possibile arrivare sin lì. Sì e no.

Alcune storie iniziano dalla fine perché il vero focus del loro racconto non è il finale, ma come i personaggi possano esserci arrivati.

In un discorso in pubblico ciò può valere, ad esempio, se stai parlando di una sensazionale ricerca scientifica che ci permetta di ottenere finalmente la fusione nucleare a freddo in tutta sicurezza: anticiperemo allora da subito la scoperta e poi spiegheremo alle persone come ci siamo arrivati e magari che cosa può rimanerci da fare.

Ma l'anticipo dell'idea principale non può valere, altro esempio, per la presentazione del tuo prodotto/servizio, perché a nessuno interessa sapere che cosa noi commercializziamo se prima non si ha la certezza che tale oggetto possa risolvere un concreto problema.
Sento già l'obiezione: quando sta per uscire il nuovo modello di iPhone, il prodotto viene anticipato per mesi.

Vero, ma pensiamoci bene: chi brama di scoprire il nuovo modello di iPhone? Soprattutto le persone che già ne possiedono un esemplare vecchio e ne sono affezionate, ed è proprio su questo che le anticipazioni del prodotto già noto fanno leva per alimentare interesse: un amore pregresso.

 

 

2. Non iniziare un discorso con l'apologia del brand

Il ragionamento che abbiamo fatto per la tesi vale ancor più per il brand. Iniziare il discorso pubblico rendendo onori e gloria al proprio brand non solo rischia di annoiare, ma può persino elicitare una percezione di arroganza.

"Ok, bene, siete dei fenomeni, evviva per voi, ma ora, per piacere, potreste dirci perché vi state tanto auto incensando?" Questa è la reazione, prima inconscia e poi, ahinoi, sempre più conscia da parte di chi sta ascoltando.

Dire quanto il brand sia di valore può essere importante, ma anche qui solo dopo aver agganciato le persone sul loro bisogno. Anzi, di più, può diventare importante dopo che abbiamo presentato il nostro prodotto/servizio e dopo che ne abbiamo mostrato bene il suo valore per il target.

3. Non cominciare un discorso con un atteggiamento di supponenza

Più avanti vedremo anche come iniziare il discorso, nel frattempo vediamo ancora come NON iniziare, e se vuoi avere - gratis - la checklist che uso per trovare le idee per cominciare, la trovi qui.

Vediamo ora la supponenza. Questo atteggiamento ha a che fare con l'apologia, ne è un corollario. Quando parliamo in pubblico siamo certi di avere cose importanti da condividere, siamo certi cioè che le nostre idee possano davvero aiutare le persone a risolvere problemi o integrare mancanze. Altrimenti staremmo zitti, che ne dici?

Tuttavia ciò non significa che la nostra certezza debba tradursi nella supponenza, come a dire "dopo di noi il diluvio", oppure "o noi o morte". Anzi, un atteggiamento di umiltà è sempre gradito da parte delle persone, che siano collaboratori, clienti o prospect (possibili clienti). Ma attenzione!

Attenzione al rischio di iniziare il discorso apparendo deboli.

Le persone hanno bisogno di sentire che le nostre proposte sono di valore e sono robuste, altrimenti non acquisterebbero serenamente. Più avanti torneremo su questo punto, per ora ti anticipo che possiamo ottenere una migliore incisività nel comunicare i nostri contenuti grazie al focus: quando facciamo un'affermazione dobbiamo essere focalizzati esattamente su ciò che stiamo dicendo in quel preciso istante.

Ti suggerisco quindi di richiamare il problema del target col tono giusto - più calmo e tranquillo - e  pronunciare la call to action finale, o chiamata all'azione ("scarica", "compra", "iscriviti"...) con il relativo tono più appropriato per ottenere davvero risultati - più deciso, rassicurante e sempre accogliente.

Qui trovi un video in cui ti spiego perché e come attivare il tuo focus e migliorarlo poco prima di ogni intervento.

4. Non iniziare un discorso con ironia sul pubblico

Quanto è diffuso questo atteggiamento sbagliatissimo! Nel video di questo articolo ne mostro un esempio frequente.

Sulle prime potrebbe apparire un comportamento simpatico se il bersaglio sono gli altri. Ma se toccasse a noi personalmente, siamo certi che lo gradiremmo altrettanto?

Dovrebbe essere una regola di buon senso: non fare ironia gratuita sulle persone. Ma perché sembra necessario precisarlo? Spesso si pensa al sarcasmo come forma di cattiveria e aggressività. Vero, ma il sarcasmo è un atteggiamento di grana grossa. L'ironia invece può tradire aggressività e cattiveria di grana fine.

Sì, l'ironia può essere anch'essa espressione di aggressività. Nell'esempio del video ti ho mostrato una aggressività carsica, in apparenza raffinata: è la peggiore, perché è quella aggressività carica di cattiveria ammantata di gentilezza simulata. Lo storico economista Carlo Maria Cipolla ne parla in Allegro ma non troppo:

«L'umorismo va distinto dall'ironia.Quando si fa dell'ironia si ride degli altri. Quando si fa dell'umorismo si ride con gli altri. L'ironia genera tensioni e conflitti».

 

Chiediamoci allora se, presi dalla pulsione di fare ironia, non stiamo forse vivendo una personale difficoltà e non troviamo altra via che aggredire le persone davanti a noi con ostentata raffinatezza. L'ironia può scivolare nella cattiveria: solo in apparenza risulta simpatica. Ma simpatia significa provare le stesse emozioni, tuttavia ridere con una persona (umorismo) è ben diverso dal ridere di una persona (ironia). In pratica l'ironia sulle persone è sempre ironia contro le persone.

5. Non cominciare un discorso con citazioni non verificate

Questa è davvero grave. E purtroppo diffusa. Nel video sopra spiego un esempio di una citazione riferita indebitamente al buon Albert Einstein. Ho trovato questo sorprendente approfondimento sul sito focus.it

Quali effetti possiamo ottenere a seconda di dove andiamo a posizionare le citazioni all'interno di un discorso, o anche di un articolo? Te lo spiego qui. 

6. Non iniziare una presentazione con esordi esitanti

Come ho anticipato al punto 5, se da una parte dobbiamo evitare l'aggressività della supponenza, dall'altra dobbiamo evitare anche di apparire esitanti. Mi spiego meglio.

Se stai presentando un prodotto che non conosci ancora bene, potresti essere preso da un sentimento di incertezza. Che fare? La soluzione migliore è ammettere la verità: il prodotto è nuovo e stiamo valutandolo proprio in questo momento. Possiamo chiedere informazioni e aiuto a un collega, oppure al fornitore stesso. Piccolo stratagemma: possiamo fare un po' come gli avvocati, che tendono a prendersi tempo prima di dare una risposta definitiva. Del resto i casi sono potenzialmente infiniti.

Questo dimostrerebbe che ci teniamo a dare risposte ponderate.

EMOZIONE VS DEBOLEZZA

Ha senso provare una certa agitazione, e ha senso che le persone la percepiscano. Questo anzi può avvicinare le persone alle persone. Ci permette insomma di essere percepiti nella nostra umana umanità. Altra cosa invece è mandare i contenuti in modo incerto.

Di ciò che stiamo per dire dobbiamo infatti essere sicuri. Ne va della nostra idea, ne va della presentazione del nostro prodotto/servizio. Chiediamoci: crediamo davvero che ciò che stiamo presentando possa realmente aiutare le persone?

Quindi, distinguiamo bene:

  1. debolezza circa la proposta > non ci sta, perché con tutta probabilità allontana le persone dalla nostra stessa proposta
  2. emozione per essere qui e ora, davanti a queste persone > ci sta, perché può avvicinare umanamente i nostri interlocutori a noi, anzi è sperabile che ci sia emozione da ambo le parti!

 

In pratica, dovremmo evitare di esordire a con parole come "dunque", "allora", "vediamo" e simili. Ti prego di fare attenzione, non sto dicendo che sia sbagliato in assoluto esordire con queste espressioni.

Il punto è, piuttosto, che bisogna sapere come usare queste parole, perché sono scivolose. Sono parole cioè che abbiamo perlopiù usato a scuola come appiglio durante le nostre interrogazioni, e spesso lo abbiamo fatto con la preoccupazione, talvolta il terrore, negli occhi e nel cuore oltre che nella mente. Ti consiglio allora di usarle solo a due condizioni:

  1. se ti senti davvero sicuro o sicura di imprimere a queste parole la forza necessaria per coinvolgere i tuoi interlocutori
  2. se sai già l'esatta frase che seguirà a "dunque", allora", "bene", "vediamo"... Una frase che dovrà spalancare ulteriormente la porta a chi ti ascolterà.

Uno degli esempi più belli, e magistrali, è quello di Enzo Tortora, che, la sera in cui si ripresentò in TV dopo l'ostracismo e l'ingiustizia che aveva subito, cominciò il suo discorso proprio con "Dunque!": eccolo qui sotto:

 

Ancora una volta il lavoro consiste nel rimanere focalizzati quando cominciamo a parlare con le persone. Ti ricordo che ho preparato un video apposta in cui ti spiego il problema della differita pensiero parola. E che poi mi ha permesso di realizzare l'mp3 VOCE DELL'AUTOREVOLE, che permette di aumentare il focus e migliorare la qualità della voce poco prima di iniziare a parlare, trovi tutto qui. 

7. Non iniziare un discorso con i ringraziamenti

Più che in principio, i ringraziamenti potrebbero risultare utili eventualmente al termine del discorso. Fra un po' di articoli vedremo come strutturare la conclusione del discorso, ma ora restiamo sull'inizio.

Nel video di questo articolo ti ho mostrato un esempio che purtroppo è fin troppo diffuso. Per dirimere la questione possiamo chiederci: se una persona sta parlando ringraziando qualcuno, in quale unica occasione il ringraziamento non ci annoia? Lo hai già colto, vero? Sì, i ringraziamenti non ci annoiano quando lo speaker sta ringraziando proprio noi. Eh, narcisismo!

8. RIEPILOGO PRIMA PARTE

Prima di passare a come cominciare un discorso - e ti ricordo la checklist gratuita che puoi scaricare da qui - facciamo una sintesi riepilogativa.

Possiamo dividere i modi sbagliati per iniziare un discorso in 3 macro gruppi. Alcuni degli incipit che abbiamo visto possono rientrare in più di un gruppo.

1. ANTICIPI

Sono quegli inizi che anticipano parti del discorso che andrebbero dette dopo. Soprattutto dopo ciò che interessa davvero gli interlocutori. Negli anticipi rientrano: l'anticipo della tesi, l'apologia del brand e i ringraziamenti.

2. FUORI LUOGO

Sono quegli incipit del tutto sbagliati, perché ci fanno inimicare le persone o ci fanno percepire antipatici: l'apologia del brand, l'ironia sull'uditorio, la supponenza. E in una certa misura anche l'anticipo della tesi.

3. INDEBOLIMENTI

Sono gli esordi che indeboliscono il nostro discorso: le citazioni sbagliate e le esitazioni.

 

CHE COSA FARE DUNQUE?

In generale possiamo dire che il modo davvero sbagliato di iniziare che accomuna tutto ciò che abbiamo visto in questo articolo è non avere ben chiaro dove vogliamo arrivare parlando e che struttura possiamo adottare per arrivare dove vogliamo arrivare.

Il punto è che possiamo iniziare nel migliore dei modi, possiamo anche terminare con maestria, ma, se non sappiamo perché lo stiamo facendo, rischiamo di parlare in modo sterile, e dunque di ottenere ben poco di ciò che desideriamo. 

Voglio lasciarti ora con un ultimo consiglio che ha fatto e fa la vera differenza per me quando parlo con le persone. L'ho imparato sia a mie spese a suo tempo sia grazie all'esperienza con i miei clienti in consulenza e in coaching formativa con me.

Quando le persone parlano con l'idea di poter aiutare davvero qualcuno, risulta più facile iniziare bene ogni discorso, perché in tal modo il vero riferimento delle parole è la persona con cui e a cui si parla. Per questo ho imparato a chiedermi sempre perché e per chi parlo.

Vediamo allora:

Come cominciare un discorso in pubblico

Qual è il miglior modo per cominciare un discorso in pubblico? Sia che si tratti della presentazione di un tuo prodotto/servizio, sia che si tratti della presentazione di te stesso - personal branding - o la presentazione di una nuova importante idea.

Puoi continuare a leggere l'articolo o guardare il video qui sotto che contiene altri consigli: 

 

 

9. Che cosa è opportuno chiederci per decidere come cominciare un discorso

DOVE

Per prima cosa ti consiglio di chiederti dove vorresti portare le persone, o meglio dove vorresti che le persone ti seguissero. Desideri portare le persone all’acquisto di un prodotto/servizio? Oppure alla consapevolezza dell’esistenza di un problema? L’inizio del discorso deve tenerne conto.

Un buon discorso prevede che prendiamo per mano le persone e le accompagniamo con cura nel misterioso territorio delle nostre idee. 

Se desideri proporre un prodotto o un servizio in vendita, sarà opportuno iniziare il tuo speech sollevando un problema, mentre se volessi evidenziare che, per esempio, stiamo per oltrepassare il punto di non ritorno dell'innalzamento della temperatura del Pianeta, potrebbe essere più utile cominciare con la descrizione dell'apparentemente felice quotidianità. Per poi slittare sulla realtà secondo la scienza. 

PERCHÉ

Per seconda cosa ti consiglio di chiederti perché le persone dovrebbero seguirti nella tua argomentazione. Io sono solito distinguere due tipi di perché, i perché motivo e i perché finalistici.

I perché motivo sono le cause che muovono le persone ad agire così come agiscono. Per esempio, sento caldo e levo la giacca e la sciarpa: il caldo che sento è il perché motivo. 

I perché finalistici sono gli effetti che le persone desiderano ottenere agendo come agiscono. Per esempio, levo la giacca e la sciarpa perché desidero godere di più freschezza.

Quando agisco con un perché motivo, agisco in seguito a uno stato passivo, insomma una causa: di solito mi trovo di fronte a un problema.

Quando agisco con un perché finalistico, agisco con coscienza attiva per raggiungere un risultato. Nel perché finalistico è presente un sogno all’orizzonte.

Perciò la domanda pratica è: quali sono i perché che reggono il tuo discorso? Perché motivo o perché finalistici? Meglio se entrambi, giusto per completare l’esperienza di chi ti ascolterà. Ora, vuoi mostrare di più il motivo, cioè il problema, oppure preferisci mostrare di più il sogno, cioè il fine?

Di questo tema approfondisco la tecnica per cercare le idee nel mio manuale PUBLIC SPEAKING PRATICO - Come ottenere ascolto, stima e seguito parlando in pubblico - In 21 giorni. 

10. Come iniziare un discorso di presentazione di se stessi

Immagina di trovarti ad un meeting, in presenza oppure online, di essere una delle persone che sta per intervenire, e stai per essere introdotto al pubblico da un’altra persona. Possono presentarsi due opposte situazioni:

  1. la presentazione descrittiva
  2. la presentazione per elenco.

 

Con la presentazione descrittiva verresti introdotto da una persona che in pochissimi minuti - non oltre 3 minuti sarebbe opportuno - presenterebbe te e le tue imprese. In questo caso, quando prenderai parola tu, avrai l'opportunità di riferirti a ciò che è già stato raccontato di te. Per confermare o anche per - simpaticamente - confutare.

Con la presentazione per elenco, invece, chi ti introduce si limiterebbe a dire:

  • il tuo nome
  • il tuo titolo
  • il titolo del tuo intervento (se ce l’ha, ed è utile che l’abbia).

Nel caso in cui non venga detto nulla di più del tuo nome, del tuo titolo e del titolo del tuo intervento, avresti piena libertà di parlare - e perciò libertà di come cominciare il tuo discorso. Potresti iniziare in uno qualunque dei modi che ti spiego nel video sopra, e di cui ti parlo anche oltre nell’articolo.

Ad ogni modo, nel caso in cui nessuno ti presentasse, ma il compito spettasse a te, potresti parlare di te semplicemente dicendo chi sei, che cosa fai e di che cosa parlerai. Oppure potresti cominciare descrivendoti. È il modo migliore per farlo raccontare un aneddoto della tua vita che sia significativo per tutto il resto che andrai a spiegare.

Per esempio un mio cliente in consulenza stava preparando una lezione sul rischio finanziario. Per introdurre se stesso, ha inizialmente accennato al concetto di rischio e poi ha raccontato un aneddoto personale e reale di quando era giovanissimo. Ha raccontato di un camion di frutta che si era ribaltato in autostrada, e della decisione, insieme ai suoi amici, di recuperare la frutta sparsa per portarla a casa, affrontando i rischi di attraversare più volte a piedi la carreggiata dell'autostrada.

Ciò che importa è che l'episodio sia reale. E pertinente.

11. Come iniziare un discorso di presentazione di un prodotto o di un servizio

In questo caso sono decisivi i perché di cui ti ho parlato al punto 1, il perché motivo e il perché finalistico.

Il modo più utile per  introdurre le persone nel viaggio verso il tuo prodotto o il tuo servizio è toccare immediatamente le loro necessità. 

Esordire dicendo che stai per proporre loro il miglior prodotto di cui disponi non è esattamente il modo più utile per agganciare la curiosità delle persone. 

Piuttosto, potrebbe risultare più coinvolgente dire che stai per proporre loro la migliore soluzione al loro problema.

Iniziare parlando del prodotto potrebbe essere sensato nel caso in cui tu e il tuo brand siate il vero motivo per cui il pubblico si trova lì ad ascoltarti. Per esempio, potremmo trovarci alla presentazione della nuova Ferrari o del nuovo MacBook. Ma qualora non fossimo dotati di tanta fascinosa aura, sarebbe determinate partire dal potenziale problema degli interlocutori. Per esempio, invece di parlare di una certa Super Dieta, potresti esplicitare da subito il problema specifico che risolve la tua Super Dieta:

“Sei finalmente dimagrito, ma non sai come mantenere il peso forma?”

“Possiamo dimagrire, ma il vero problema è mantenere il peso guadagnato!”

Ma potresti iniziare, appunto, anche mostrando un sogno, in concreto una possibile trasformazione. Per trarre ispirazione in merito, mi diverto a navigare nel web: il copy delle Home Page di alcuni siti risulta particolarmente stimolante. 

Per esempio Ubersuggest usa da subito un claim che va dritto al punto del risultato desiderato, che è poi un sogno all’orizzonte per chi possiede un sito web: “Vuoi più traffico? Ubersuggest ti aiuta a dominare la SEO” ( puoi vederla qui ). In pratica si tratta di mettere subito in evidenza che le persone potranno fare qualche cosa “per” ottenere questo o quello. 

MEGLIO COMINCIARE CON UN PROBLEMA O CON UN SOGNO?

Per guadagnare attenzione, risulta più opportuno iniziare il discorso mostrando un problema (perché motivo) oppure un sogno (perché finalistico)? 

Dipende da te, dipende dal tuo stile, dipende da come strutturerai il resto del discorso e da come vorrai concluderlo. La cosa certa è che non dovresti (mai) concludere il tuo speech con il problema: daresti la sensazione di non aver davvero aiutato a risolverlo. In realtà c’è un’occasione in cui avrebbe senso chiudere il discorso con un problema, ed ecco la regione del “mai” fra parentesi.

In alcune occasioni potresti infatti desiderare che le persone trascorrano le ore successive al tuo intervento pubblico scervellandosi sul problema.

Se per esempio stai parlando di problemi sociali come le morti sul lavoro o il femminicidio, potrebbe essere più utile terminare ricordando il problema che purtroppo ancora oggi incombe. Eviteresti così l’effetto consolatorio e costringeresti le persone a riflettere ulteriormente anche una volta terminato il tuo intervento, con il probabile risultato di diffondere la discussione per aumentare l’impegno alla ricerca di una soluzione.

E per avere ancora più idee, ti consiglio ancora una volta la checklist gratuita "INIZIA BENE".

12. I due tipi di domanda per cominciare il discorso

Nel video sopra ti parlo dei due tipi di domanda con cui possiamo iniziare un discorso:

  • la domanda di argomentazione
  • la domanda di partecipazione.

Ti consiglio di guardare il video per approfondire le due dinamiche principali che si possono presentare quando utilizziamo la domanda di partecipazione per coinvolgere le persone.

Qui ti metto in evidenza che la domanda di partecipazione è a sua volta un tipo di domanda di argomentazione. Lo scopo di far partecipare le persone attivamente al tuo discorso è infatti lo stesso della domanda di argomentazione: sostenere la tua idea. 

Se all’inizio del discorso chiedessi ad esempio alle persone “a chi di voi è successo di attendere interminabili minuti al telefono chiamando un call center” e le stimolassi ad alzare la mano, altro non faresti se non cominciare con uno dei tanti argomenti che potresti usare durante il discorso per sostenere la tua idea.

Per altro potresti usare la domanda di partecipazione anche altre volte durante la tua presentazione.

Fai solo attenzione a non trasformare il tuo discorso in una sorta di animazione da intrattenimento: tieni sempre saldo il tuo “dove” verso il quale desideri portare le persone. Infine, alzare la mano costa fatica, meglio non costringere l’uditorio all’abuso.

13. Come iniziare il discorso raccontando un episodio

Anche di questo ti parlo nel video che hai visto sopra, se non lo hai ancora fatto, ti consiglio di guardarlo. 

Qui mi limito a dirti quanto sia importante iniziare qualunque racconto collocando subito le persone in una delle 5W: who, when, what, where, why.

La parola chiave è “mostrare”. Quando si racconta non serve a nulla spiegare, anzi, spiegando troppo, si rischierebbe di offendere la sensibilità e l’intelligenza del pubblico. Chi ascolta un racconto vuole infatti vedere ciò che accade, dove accade, quando accade, oltre a perché e chi sono i protagonisti. Ad esempio:

“Due settimane fa”.

È già un inizio sufficiente per incuriosire. Si potrebbe fare di meglio? Sì, potremmo per esempio aggiungere un verbo:

“Accadde due settimane fa”.

Oppure un avverbio rafforzativo:

“Solo due settimane fa”

Che è ben diverso dal dire:

“Ben due settimane fa”.

Anche quando decidiamo di raccontare, è allora determinante sapere bene DOVE vogliamo portare gli ascoltatori e che cosa vogliamo che facciano. Gli esercizi di stile che ho abbozzato sopra assumono evidentemente significati diversi e permettono di ricavare effetti specifici. È allora determinante scegliere quello giusto in ragione degli obiettivi che ci poniamo con il discorso.

14. Cominciare una presentazione creando attesa per il discorso

Nel video sopra ti spiego in pratica che cosa possiamo fare, e come, per creare attesa all’inizio del discorso, sia che tu stia per parlare:

  • su zoom
  • in presenza sul palco
  • durante una riunione

L’attesa che potresti creare può aumentare la tua autorevolezza, ne ho parlato in questo articolo.

15. Conclusioni: attenzione a non fare confusione

Dovrebbe a questo punto esserti chiaro quanto sia importante sapere DOVE vogliamo portare le persone con il nostro discorso e per quale ragione vogliamo portarcele per poter iniziare nel migliore dei modi. 

La preparazione di un discorso richiede un lavoro a frammenti. Potresti chiederti se questo non possa generare il rischio di un risultato frammentario. Il punto sta proprio qui, fai attenzione, perché è davvero importante.

Da qualche parte dobbiamo pur iniziare e poi dobbiamo pur proseguire. La ricerca delle idee, compreso la ricerca del miglior modo per iniziare è, in effetti, un’operazione a frammenti. Sono pezzi di un puzzle da comporre incastrandoli per strutturare uno speech che abbia lo scopo di creare una chiara immagine nella mente di chi ci ascolterà. Il montaggio dei frammenti richiede un lavoro per rendere fluido il nostro discorso, ma dobbiamo fare attenzione al peggiore dei rischi.

Il rischio peggiore è che la fluidità si traduca in confusione, soprattutto per chi ascolterà. 

Quando infatti porgeremo le nostre parole ai nostri interlocutori, dovremo fare attenzione a non voler correre troppo avanti. Dovremo cioè stare attenti a essere presenti nell’esatto concetto che staremo dicendo in quel preciso momento. Ti spiego con un esempio. 

Pensa a quando una persona che incontri ti saluta e ti chiede come stai, ma evidentemente sta già pensando a una questione che a breve ti solleverà, magari un problema che si sia recentemente verificato. 

Risultato? 

Potresti percepire chi parla anche come distratto o, peggio, poco credibile. 

Pensa ora se ti trovassi dall’altra parte, e cioè se fossi tu a iniziare un discorso in modo sbrigativo con la mente già sul problema che stai per affrontare. Chi ti ascoltasse potrebbe percepirti poco credibile e la fiducia nei tuoi confronti potrebbe vacillare. 

Questo accade a causa di ciò che io chiamo la DIFFERITA FRA PENSIERO E PAROLA, che è il cuore delle consulenze che conduco come del mio manuale PUBLIC SPEAKING PRATICO. 

IL PROBLEMA DELLA DIFFERITA PENSIERO PAROLA

Quando parliamo, prima pensiamo il primo pensiero, poi lo condividiamo a voce, ma contemporaneamente pensiamo al secondo pensiero, ovvero il contenuto che diremo subito dopo. È esattamente qui che si presenta il problema: nel momento in cui stiamo dicendo il primo pensiero, rischiamo infatti di “sporcare” le parole che stanno uscendo dalla nostra bocca proprio perché contemporaneamente stiamo già pensando al secondo concetto.

Il secondo concetto, infatti, potrebbe avere un contenuto emotivo del tutto diverso dal primo, perciò lo “sporcherebbe”! È proprio questo rischierebbe di far perdere di credibilità ai nostri contenuti.

Dunque, che fare?

Comunque si inizi - e comunque si proceda e si concluda - dobbiamo sempre fare di tutto per restare focalizzati esattamente in ciò che stiamo dicendo. Un inizio è un inizio e iniziare con l’inizio ma pensare già alla fine rischia di “sporcare” l’inizio. Vuoi un esempio che ti faccia dire “ah, infatti”? Pensa a quei venditori che quando parlano stanno chiaramente pensando già alla vendita! Infatti.

Puoi trovare qui l'MP3 che ho messo a punto proprio per permettere alle persone di focalizzarsi subito prima di ogni presentazione ai loro clienti e collaboratori per ottenere più attenzione.

 

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