Come NON iniziare un discorso in pubblico

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Ti è mai capitato di iniziare ad ascoltare una persona e dopo poche decine di secondi sentirti annoiato? Potrebbe essere dipeso da come la persona ha iniziato il discorso.

Ci sono tanti modi utili per iniziare un discorso, ma ci sono anche modi sbagliati, perché rischiano di farci perdere l'attenzione di chi ci ascolta o, peggio, rischiano di farci inimicare le persone.

In questo articolo vediamo 7 modi con cui NON si dovrebbe (mai) iniziare un discorso. Perché il "mai" è fra parentesi? Semplice: solo le leggi divine sono assolute. A noi umani spetta il dovere del dubbio. 

Ve ne sono certamente altri, ma questi sono fra i più diffusi e gravi. Ti consiglio di guardare anche il video qui sopra perché contiene utili approfondimenti ed esempi pratici. E ora andiamo a ritroso seguendo l'elenco del video stesso.

Puoi leggere l'articolo oppure ascoltare la lettura dell'intelligenza artificiale come un podcast.

  

7. Non iniziare un discorso con l'anticipo della tua tesi

Questa è una tentazione che contiene varie insidie. Nel video sopra puoi ascoltare un esempio pratico di che cosa vuol dire iniziare un discorso esplicitando subito la propria tesi, e ti spiego bene perché è opportuno evitarlo. In aggiunta, voglio porti in evidenza quale altra perdita di beneficio può comportare il dire subito la tua idea principale.

Pensa a un film o a un romanzo giallo, cominci a vederlo o a leggerlo, e dopo dieci minuti o un paio di capitoli qualcuno ti dice che l'assassino è, putacaso, il maggiordomo. Ecco che ti è stato così rovinato il gusto della scoperta. Potresti obiettare che alcune storie iniziano dalla fine per poi raccontare un lungo flashback per capire come sia stato possibile arrivare sin lì. Sì e no.

Alcune storie iniziano dalla fine perché il vero focus del loro racconto non è il finale, ma come i personaggi possano esserci arrivati.

In un discorso in pubblico ciò può valere, ad esempio, se stai parlando di una sensazionale ricerca scientifica che ci permetta di ottenere finalmente la fusione nucleare a freddo in tutta sicurezza: anticiperemo allora da subito la scoperta e poi spiegheremo alle persone come ci siamo arrivati e magari che cosa può rimanerci da fare.

Ma l'anticipo dell'idea principale non può valere, altro esempio, per la presentazione del tuo prodotto/servizio, perché a nessuno interessa sapere che cosa noi commercializziamo se prima non si ha la certezza che tale oggetto possa risolvere un concreto problema.
Sento già l'obiezione: quando sta per uscire il nuovo modello di iPhone, il prodotto viene anticipato per mesi.

Vero, ma è vero anche che bramano di conoscerlo in particolare le persone che già possiedono un esemplare vecchio e ne sono affezionate, ed è proprio su questo che le anticipazioni del prodotto già noto fanno leva per alimentare interesse. Un amore pregresso.

 

 

6. Non iniziare un discorso con l'apologia del brand

Il ragionamento che abbiamo fatto per la tesi vale ancor più per il brand. Iniziare il discorso pubblico rendendo onori e gloria al proprio brand non solo rischia di annoiare, ma può persino elicitare una percezione di arroganza.

"Ok, bene, siete dei fenomeni, evviva per voi, ma ora, per piacere, potreste dirci perché vi state tanto auto incensando?" Questa è la reazione, prima inconscia e poi, ahinoi, sempre più conscia da parte di chi sta ascoltando.

Dire quanto il brand sia di valore può essere importante, ma anche qui solo dopo aver agganciato le persone sul loro bisogno. Anzi, di più, può diventare importante dopo che abbiamo presentato il nostro prodotto/servizio e dopo che ne abbiamo mostrato bene il suo valore per il target.

 

5. Non iniziare un discorso con un atteggiamento di supponenza

Questo atteggiamento ha a sua volta a che fare con l'apologia, ne è un corollario. Quando parliamo in pubblico siamo certi di avere cose importanti da condividere, siamo certi cioè che le nostre idee possano davvero aiutare le persone a risolvere problemi o integrare mancanze. Altrimenti staremmo zitti, che ne dici?

Tuttavia ciò non significa che la nostra certezza debba tradursi nella supponenza, come a dire "dopo di noi il diluvio", oppure "o noi o morte". Anzi, un atteggiamento di umiltà è sempre gradito da parte delle persone, che siano collaboratori, clienti o prospect (possibili clienti). Ma attenzione!

Attenzione al rischio di iniziare il discorso apparendo deboli.

Le persone hanno bisogno di sentire che le nostre proposte sono di valore e sono robuste, altrimenti non acquisterebbero serenamente. Più avanti torneremo su questo punto, per ora ti anticipo che possiamo ottenere una migliore incisività nel comunicare i nostri contenuti grazie al focus: quando facciamo un'affermazione dobbiamo essere focalizzati esattamente su ciò che stiamo dicendo in quel preciso istante. Spiegare quindi il problema del target col tono giusto e  pronunciare la call to action finale, o chiamata all'azione ("scarica", "compra", "iscriviti"...) con il relativo tono più appropriato per ottenere davvero risultati.

Qui trovi un video in cui ti spiego perché e come attivare il tuo focus e migliorarlo poco prima di ogni intervento: https://www.stefanotodeschi.com/voce-bella-autorevole

 

4. Non iniziare un discorso con ironia sul pubblico

Quanto è diffuso questo atteggiamento sbagliatissimo! Nel video di questo articolo ne mostro un esempio frequente. Sulle prime potrebbe apparire un comportamento simpatico se il bersaglio sono gli altri. Ma se toccasse a noi personalmente, siamo certi che lo gradiremmo altrettanto?

Dovrebbe essere una regola di buon senso: non fare ironia gratuita sulle persone. Ma perché sembra necessario precisarlo? Spesso si pensa al sarcasmo come forma di cattiveria e aggressività. Vero, ma il sarcasmo è un atteggiamento di grana grossa. L'ironia invece può tradire aggressività e cattiveria di grana fine.

Sì, l'ironia può essere anch'essa espressione di aggressività. Nell'esempio del video ti ho mostrato una aggressività carsica, in apparenza raffinata: è la peggiore, perché è quella aggressività carica di cattiveria ammantata di gentilezza simulata. Lo storico economista Carlo Maria Cipolla ne parla in Allegro ma non troppo:

«L'umorismo va distinto dall'ironia.Quando si fa dell'ironia si ride degli altri. Quando si fa dell'umorismo si ride con gli altri. L'ironia genera tensioni e conflitti».

Parentesi: se ancora non hai letto il saggio Allegro ma non troppo, te lo consiglio vivamente, lo trovi qui.

 

Chiediamoci allora se, presi dalla pulsione di fare ironia, non stiamo forse vivendo una personale difficoltà e non troviamo altra via che aggredire le persone davanti a noi con ostentata raffinatezza. L'ironia può scivolare nella cattiveria: solo in apparenza risulta simpatica. Ma simpatia significa provare le stesse emozioni, tuttavia ridere con una persona (umorismo) è ben diverso dal ridere di (ironia). In pratica l'ironia sul pubblico è sempre ironia contro il pubblico.

 

3. Non iniziare un discorso con citazioni non verificate

Questa è davvero grave. E purtroppo diffusa. Nel video sopra spiego un esempio di una citazione riferita indebitamente al buon Albert Einstein. Ho trovato questo sorprendente approfondimento sul sito focus.it qui.

Quali effetti possiamo ottenere a seconda di dove andiamo a posizionare le citazioni all'interno di un discorso, o anche di un articolo? Te lo spiego qui: https://www.stefanotodeschi.com/blog/come-fare-citazioni-e-che-risultati-si-ottengono

 

2. Non iniziare un discorso con esordi esitanti

Come ho anticipato al punto 5, se da una parte dobbiamo evitare l'aggressività della supponenza, dall'altra dobbiamo evitare anche di apparire esitanti. Mi spiego meglio.

Se stai per fare un discorso in pubblico davanti a una platea di persone, potresti essere preso dall'emozione. Ha senso provare una certa agitazione, e ha senso che le persone la percepiscano. Questo anzi può avvicinare le persone alle persone. Ci permette insomma di essere percepiti nella nostra umana umanità. Altra cosa invece è mandare i contenuti in modo incerto.

Di ciò che stiamo per dire dobbiamo infatti essere sicuri. Ne va della nostra idea, ne va della presentazione del nostro prodotto/servizio. Chiediamoci: crediamo davvero che ciò che stiamo presentando possa realmente aiutare le persone?

Quindi, distinguiamo bene:

  1. debolezza circa la proposta > non ci sta, perché con tutta probabilità allontana le persone dalla nostra stessa proposta
  2. emozione per essere qui e ora, davanti a queste persone > ci sta, perché può avvicinare umanamente i nostri interlocutori a noi, anzi è sperabile che ci sia emozione da ambo le parti!

 

Ti prego di fare attenzione, non sto dicendo che sia sbagliato in assoluto esordire con parole come "dunque", "allora", "vediamo" e simili.

Il punto è, piuttosto, che bisogna sapere come usare queste parole, perché sono scivolose. Sono parole cioè che abbiamo perlopiù usato a scuola come appiglio durante le nostre interrogazioni, e spesso lo abbiamo fatto con la preoccupazione, talvolta il terrore, negli occhi e nel cuore oltre che nella mente. Ti consiglio allora di usarle solo a due condizioni:

  1. se ti senti davvero sicuro di imprimere a queste parole la forza necessaria per coinvolgere i tuoi interlocutori
  2. se sai già l'esatta frase che seguirà a "dunque", allora", "bene", "vediamo"... Una frase che dovrà spalancare ulteriormente la porta a chi ti ascolterà.

Uno degli esempi più belli, e magistrali, è quello di Enzo Tortora, che, la sera in cui si ripresentò in TV dopo l'ostracismo e l'ingiustizia che aveva subito, cominciò il suo discorso proprio con "Dunque!": guardalo da qui.

Possiamo infine ottenere attenzione grazie al lavoro sul focus. Quando parliamo dobbiamo cioè stare esattamente nel qui e ora, non solo dell'intero discorso ma nel qui e ora di ogni singola parte del discorso. A questo link trovi il video per capire perché troppo spesso parliamo perdendo il focus su ciò che stiamo dicendo e come rimediare a questo problema: https://www.stefanotodeschi.com/voce-bella-autorevole

 

1. Non iniziare un discorso con i ringraziamenti

Più che in principio, i ringraziamenti potrebbero risultare utili eventualmente al termine del discorso. Fra un paio di articoli vedremo come strutturare la conclusione del discorso, ma ora restiamo sull'inizio.

Nel video di questo articolo ti ho mostrato un esempio che purtroppo è fin troppo diffuso. Per dirimere la questione possiamo chiederci: se una persona sta parlando ringraziando qualcuno, in quale unica occasione il ringraziamento non ci annoia? Lo hai già colto, vero? Sì, i ringraziamenti non ci annoiano quando lo speaker sta ringraziando proprio noi. Eh, narcisismo!

 

Conclusioni

Possiamo dividere i modi sbagliati per iniziare un discorso in 3 macro gruppi. Alcuni degli incipit che abbiamo visto possono rientrare in più di un gruppo.

 

ANTICIPI

Sono quegli inizi che anticipano parti del discorso che andrebbero dette dopo. Soprattutto dopo ciò che interessa davvero gli interlocutori. Nel prossimo articolo ti spiegherò come possiamo iniziare il discorso in modo coinvolgente, resta aggiornato grazie alla newsletter!
Negli anticipi rientrano: l'anticipo della tesi, l'apologia del brand e i ringraziamenti.

FUORI LUOGO

Sono quegli incipit del tutto sbagliati, perché ci fanno inimicare le persone o ci fanno percepire antipatici: l'apologia del brand, l'ironia sull'uditorio, la supponenza. E in una certa misura anche l'anticipo della tesi.

INDEBOLIMENTI

Sono gli esordi che indeboliscono il nostro discorso: le citazioni sbagliate e le esitazioni.

 

CHE FARE DUNQUE?

In generale possiamo dire che il modo davvero sbagliato di iniziare che accomuna tutto ciò che abbiamo visto in questo articolo è non avere ben chiaro dove vogliamo arrivare parlando e che struttura possiamo adottare per arrivare dove vogliamo arrivare.

Il punto è che possiamo iniziare nel migliore dei modi, possiamo anche terminare con maestria, ma, se non sappiamo perché lo stiamo facendo, rischiamo di parlare in modo sterile, e dunque di ottenere ben poco di ciò che desideriamo. Di questo parleremo nei prossimi articoli.

Voglio lasciarti ora con un ultimo consiglio che ha fatto e fa la vera differenza per me quando parlo con le persone. L'ho imparato sia a mie spese a suo tempo sia grazie all'esperienza con i miei clienti in consulenza e in coaching formativa con me.

Quando le persone parlano con l'idea di poter aiutare davvero qualcuno, risulta più facile iniziare bene ogni discorso, perché in tal modo il vero riferimento delle parole è la persona con cui e a cui si parla. Per questo ho imparato a chiedermi sempre perché e per chi parlo.

Per approfondire questa tematica e tutte le altre che concernono il public speaking, contattami: sarò disponibile per una consulenza qualificata.

 

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